MILANO, 27 febbraio 2007 - Secondo una recente indagine, commissionata come spesso succede da settori "interessati" ma non per questo meno credibile, la parola "poker" è tra le più cliccate nel vasto e magico mondo di Internet. Ci sono migliaia e migliaia di appassionati, dai 18 ai 35 anni — tra cui moltissime donne — che vanno alla ricerca di informazioni e di partite sulla versione che da parecchio tempo va per la maggiore: il texas hold’em. Per chi ancora non lo conosce, è un tipo di poker diverso da quello classico, come si può vedere dalle istruzioni in alto. È nato, ovviamente, negli Stati Uniti, dove si gioca da circa 30 anni. Ma negli ultimi tempi è diventato un fenomeno universale.
IL SOGNO AMERICANO - Tutto è partito da un giocatore allora sconosciuto con un cognome profetico, Chris Moneymaker, cioè fabbrica di soldi. Nel 2003, Chris spendendo 30 dollari per l’iscrizione, ottiene grazie a un torneo online la qualificazione al mondiale di poker di Las Vegas, che come "buy in" ha invece 10 mila dollari. Beh, in barba a centinaia di campioni, Moneymaker vince il torneo e gli oltre 2 milioni di dollari di premio. Il sogno americano si compie, il texas hold’em diventa un fenomeno di massa. Ora, ci sono decine di siti che danno informazioni, propongono partite e manifestazioni. In tutta Europa si organizzano tornei di hold’em dal vivo, che vengono mostrati sul piccolo schermo. L’Italia non fa eccezione, anche qui la febbre dell’hold’em è sempre più alta. L’anno scorso c’è stato il primo campionato italiano vinto da Fabrizio Ascari, agente immobiliare. Sky, uno dei primi network con Sportitalia a mandare in onda l’hold’em, ha di recente organizzato il primo torneo tutto italiano trasmesso in tv. Ha trionfato un avvocato, 3° è arrivato un ispettore di polizia in pensione. Hanno partecipato casalinghe, studenti, liberi professionisti e professionisti delle carte. Tutti insieme, appassionatamente.
PERCHÉ QUESTA INIZIATIVA - L’hold’em continua a crescere. Perché è spettacolare, perché tutti possono misurarsi con i più bravi, perché la formula del torneo lo fa diventare un vero e proprio sport, non un gioco d’azzardo. Il motivo è semplice: chi vuol partecipare a un torneo paga un’iscrizione e riceve in cambio un monte chip che sarà uguale per tutti. Una volta finito, si viene eliminati senza alcun esborso aggiuntivo. Se si va avanti, battendo via via gli altri concorrenti, si arriva a premi. Come un tabellone tennistico. È uno sport perché la fortuna alla lunga non conta poi molto, ci vuole abilità, tecnica e psicologia, ci vuole anche resistenza perché un torneo può durare 12 ore filate e anche per più giorni.
FORMULA SPORTIVA - Ecco perché la Gazzetta dello Sport, sempre interessata ai nuovi fenomeni giovanili, ha deciso di presentare questa iniziativa sul texas hold’em. Una volta appurato che si tratta di una formula sportiva e che sempre più persone hanno voglia di vedere all’opera i campioni e nello stesso tempo imparare a giocare bene, ha deciso di distribuire Dvd con le tappe dell’European poker tour, la «Champions League» del poker, e allegare libri di tecnica e strategia di gioco scritti in collaborazione con i due grandi campioni italiani, Luca Pagano e Max Pescatori. Qualcuno potrebbe obiettare che si tratta pur sempre di gioco d’azzardo. Siamo consapevoli che anche a hold’em ci sono le cosiddette partite libere, dove si gioca a soldi, dal vivo ma soprattutto su Internet. Con o senza di noi, migliaia di giovani giocano online. Ma l’opera parlerà solo ed esclusivamente di torneo. E se riusciremo a indirizzare più appassionati possibile verso questa formula, beh, sarà già un grande successo.